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Gonnostramatza ha origini nuragiche. Lo testimoniano gli insediamenti presenti e la scoperta di reperti di notevole interesse archeologico come il collier della tomba eneolitica di "Bingia e monti", il più antico monile d'oro ritrovato in Sardegna. La struttura funeraria di "Bingia e monti", è stata utilizzata in un primo momento dalle genti appartenenti alla Cultura eneolitica di Monte Claro e successivamente nell'ambito della Cultura di Bunnannaro. Il paese, fino al XVII secolo, era il centro più popolato ed importante della Marmilla. Dall'XI secolo divenne sede di capoluogo della Parte Montis, nel giudicato di Arborea. Nel 1388, Eleonora d'Arborea scelse Gonnostramatza come sede per la stipula del trattato di pace con Pietro IV d'Aragona, con l'intervento dei rappresentati di tutti i borghi del circondario.

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Seguì tutte le sorti del Regno di Arborea passando, nel 1478, dal marchesato di Oristano alla Contea di Quirra, a seguito della sconfitta di Leonardo d'Alagon; il marchese di Nules ne prese possesso nel 1504 e dal 1675 appartenne a Francesco Borgia, duca di Gandia. Nel 1798 il possesso di Gonnostramatza venne affidato a Filippo Carlo Maria Osorio de La Cueva Castelvì. Il borgo ha subito probabilmente le influenze e le invasioni barbariche, comprese quelle di Turchi e Mori. Nel paese si può visitare il museo "Turcus e Moros" in cui è allestita una mostra permanente dedicata proprio a tali incursioni.  Nel periodo fascista furono annesse a Gonnostramatza le frazioni di Gonnoscodina e Simala. Nel 1975, con l'istituzione della nuova provincia, il paese passò dalla provincia di Cagliari a quella di Oristano.

Il significato di Gonnostramatza è "Paese del tamericio" da "Gonnos" che significa "luogo" e "tramatzu" che significa "tamericio".  Nello stemma del comune sono raffigurati il fiume, un ramoscello di mandorlo in fiore ed un ramoscello di tamericio, simboli della coltura tipica e dell'arbusto fluviale un tempo molto diffuso nel territorio. Nel centro storico sono ancora presenti antiche case costruite con architettura tipica delle case campidanesi, nonché le piccole chiesette di Sant'Antonio e San Michele Arcangelo. Quest'ultima ospita il retablo, proveniente dalla chiesa di San Paolo a Serzela, opera di Lorenzo Cavaro, capostipite della famiglia di pittori cagliaritani che diede vita, nel XVI secolo, alla Scuola di Stampace.

   [Comunas Regione Sardegna]

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