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Museo Turcus e Morus

Museo Multimediale Turcus e Morus
Piazza San Michele - 09093 Gonnostramatza (Or)
Tel/Fax: 0783 92587
Internet: www.turcusemorus.it
E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Il nuovo Museo Multimediale Turcus e Morus, a Gonnostramatza, racconta un millennio di incursioni barbaresche in Sardegna. Di quell'incontro, a tratti pacifico e a tratti cruento fra il mondo dell'Islam e quello della Cristianità. Il Museo nel 2015 è stato oggetto di un progetto di riqualificazione multimediale finanziato dalla Regione Sardegna. L'idea del museo dedicato alle incursioni barbaresche, soprattutto, appunto, di "Turcus e Morus", è nata per ovviare alla assoluta assenza di documentazione sul quel nefasto periodo e per memoria al fine di "esorcizzare" rapporti tanto cruenti. La spinta decisiva è comunque dovuta alla lapide, conservata nella chiesa campestre di "San Paolo" risalente al XIII secolo, recante la scritta:"EI 5 de arbili 1515 esti istada isfata sa vila de uras de manu de turcus e morus e fudi capitanu del morus barbarossa", tragica testimonianza della distruzione di Uras da parte dei barbari capitanati dal Barbarossa. Il Museo racconta quegli avvenimenti e quelle paure, quegli odi antichi fra cristiani e mori e quei pregiudizi, per la verità non del tutto scomparsi. Li racconta apertamente, senza ipocrisie, senza nascondere niente, perché solo così si possono vincere e superare, soprattutto oggi, soprattutto adesso, in cui la necessità di un confronto assume un'importanza fondamentale. Kaireddin il terribile pirata detto anche il Barbarossa, Andrea Doria, Solimano il Magnifico, le torri costiere, i villaggi scomparsi, gli avvenimenti raccontati direttamente dai personaggi del tempo che prendono vita, che raccontano di quell'antica tragica guerra, e riempiono la splendida sala del restaurato Monte Granatico del paese, accogliendo i sardi in un percorso a ritroso nel tempo dove il presente scompare per lasciar spazio alla storia da vedere e toccare. È un museo didattico, ma è anche una occasione per riparlare del passato con distacco e obiettività e per proiettarsi in un futuro prossimo, multietnico, multirazziale, plurireligioso.

 

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