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Le Chiese

Chiesa di San Michele Arcangelo

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La chiesa di San Michele venne edificata sulle preesistenze di un’altra chiesa, in stile Gotico-Aragonese intitolata anch’essa a Santu Miali, della quale mantenne l’abside con la sua tipica volta a crociera e parte della Sacrestia. Era situata nel medesimo luogo dove oggi si trova, ma era più piccola e più modesta assai, col tetto di legno. Infatti l'edifìcio attuale è dell'epoca del Rev. Gian Francesco Garau che fu Rettore dal 1680 al 1715, ma allora era senza il campanile, che si fabbricò più tardi. Quando fece la Visita Pastorale Mons. Balestra nel 1907 esistevano nell'archivio parrocchiale gli atti notarili dei contratti di fabbrica. È detto in quella Visita: «La Chiesa parrocchiale fu edificata tra la seconda metà del secolo XVII e la prima metà del XVIII, come risulta dai diversi contratti in lingua spagnola stipulati dal Rettore Giovanni Garau Parroco di quell'epoca con diversi muratori di Cagliari».
Questa indicazione basta a farci conoscere i muratori della chiesa di Gonnostramatza che quasi sicuramente furono gli stessi che fabbricarono la chiesa Cattedrale di Ales, tra i quali l'Antonio Cùcuru e il Lucifero Marceddu che lavorarono anche nella chiesa di Gonnosnò e di Collinas.
La descrizione della chiesa è fatta nella Relazione di Mons. Pilo nel 1761, dalla quale possiamo dedurre, tra l’altro, che nel presbiterio erano presenti tre altari.
Le feste principali di quel tempo erano San Michele del 29 settembre, la Dedicazione della Chiesa il 26 agosto, l'Assunta, il Corpus Domini. Si festeggiava pure San Giuseppe Sposo di Maria, San Giovanni Nepomuceno, San Giov. Battista, Sant'Isidoro, Sant'Antonio Abate, Sant'Antonio di Padova, Santa Vittoria, San Sebastiano. Nel 1752 si pensò a fabbricare il campanile; e, per tutto quell'anno e nell'anno successivo, fu un continuo trasportare di pietre al piazzale della chiesa, dove i muratori Mastro Efisio Mura e Mastro Antioco Serpi, ambedue di Cagliari, andarono innalzando la torre. I lavori continuano per tutto l'anno 1755 e 1756. Nel 1757 e 1758.
Poco dopo si pensò ad un pubblico orologio, per il quale fu anche fabbricato un apposito piccolo campanile. Questo, nel 1899, minacciando rovina fu demolito, ma per oltre cento anni aveva servito al suo scopo. Nel 1760 un carradore di San Sperate, Lussorio Bambù, portò da Cagliari a Gonnostramatza il nuovo orologio; per cui fu collocata nel campaniletto una distinta campana. La montatura della camera dell'orologio fu eseguita da un frate, del quale non è indicato il nome; ma possiamo credere che fosse Fra Pasquale Uccheddu di San Giovanni Battista del collegio di Oristano, perché quel frate, circa quel torno di tempo, restaurò l'orologio della Cattedrale di Ales. Negli anni 90 l’antico orologio è stato sostituito con uno moderno alimentato da energia elettrica. In Gonnostramatza i conti furono saldati al Frate il 20 maggio 1762. Sistemato il campanile, si tornò a spendere per l'interno della chiesa; e nell'ottobre 1763 venne un marmista da Cagliari, per collocare un sacrario, gradini e paliotto di marmo all'altare maggiore, che restò di legno soltanto nella finitura superiore e laterale. Infatti nel 1° dicembre 1764 si pagarono muratori e falegnami per il collocamento di un grande quadro centrale.
Ma in Gonnostramatza, come in altre chiese della Diocesi e non solo, una volta entrato il gusto del marmo nelle simpatie delle amministrazioni, essi finivano per spazzare via dalla chiesa tutte le ornamentazioni di legno. Fu pertanto anche in questa parrocchia costruito un grandioso altare interamente di marmo, con annesse balaustrate. E cosi «el marmolero» Michele Spazzi finiva le sue opere il 17-novembre 1772. Nel 1780 il muratore Gerolamo Marchias di Cagliari eseguiva il pavimento in pietra; che però nell'anno 1857 fu rifatto in marmo.

Nella chiesa di San Michele Arcangelo è custodito il retablo dell’Annunziata, dipinto da Lorenzo Cavaro nel 1501 per la Chiesa del distrutto paese di Serzela.

 

Chiesa di San Paolo Apostolo

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La chiesa rurale di San Paolo è l'antica parrocchia dello scomparso villaggio di Serzela che trovasi a mezz'ora da Gonnostramatza, circa due chilometri, sulla sponda sinistra del rio Flumini Mannu (Rio Mogoro). Detta chiesa di S. Paolo fu riedificata completamente nel 1680 dal capomastro Battista Landis di Ales, lo stesso che presiedette alla fabbrica di buona metà del campanile di Guspini.  La parrocchiale di S. Paolo era circondata dal suo cimitero ben chiuso, corredato da parecchi alberi di fichi.
Nel 1688 ne era Vicario parrocchiale il Sacerdote Giovanni Battista Pira, quando era Sindaco Sisinnio Garau e sagrestano Giovanni Angelo Solas. Nel 1692 e 1694 vi eseguisce diverse decorazioni il pittore Pietro Giovanni Pola, che è anche il più bravo cantore della settimana santa, a coronamento della chiesa rinnovata e tutta fresca nelle sue tinte, nel 1695 mastro Raffaele Scarpinati di Cagliari vi fonde una nuova campana.
Francesco Altea argentiere di Sardara, nel 1701 fornisce, il 3 aprile, a quella chiesa una navicella d'argento ricavata dalla fusione di una vecchia scatola di olii santi; ed Efìsio Mura, muratore di Sardara, eseguisce vari restauri alla stessa chiesa nell'anno 1716.
Vi lavoravano spesso artisti di Sardara, perché quella chiesa era unita alla prebenda della Rettoria di Sardara: il Parroco era Rettore di Sardara e Sèrzela, come un solo era il rettore di Gonnosfanadiga e Uras, un solo il Rettore di Simala e Gemussi. E poiché dunque il vero Parroco di Sèrzela era quello di Sardara, in Sèrzela risiedeva un Vicario: nel 1708 vi fu il Sac. Salvatore Corrias, nel 1731 il Sac. Francese'Angelo Campus, e nel 1739 il Sac. Gian Domenico Cannas. Vi furono tempi in cui il sacerdote non vi risiedeva; e vi arrivava, per le feste o per altre urgenze, un Viceparroco di Sardara. Abbiamo completa soltanto la serie dei sagrestani: nel 1695 Michele Nocco - nel 1698 Giovanni Atzeni, nuovo sagrestano - nel 1706, Marco Atzeni - nel 1710 Antonio Pinna -nel 1717 Antioco Pinna di Antonio - nel 1731 Antioc'Angelo Garau e Francesco Onnis - 1742 Felice Garau.

All’interno, dietro l’altare, è visibile una lastra di pietra incastonata nel muro con la seguente dicitura:
"EL V DE ARBILI MDXV ESTI ISTADA ISFATTA SA VILA DE URAS DE MANU DE TURCUS E MORUS E FFFUDI CAPITANU DE MORUS BARBAROSSA". Le statue esposte nella chiesa erano quelle di Sant'Antioco, San Pietro, San Paolo, San Lucifero, S. Antonio di Padova, Santa Lucia, San Sebastiano e Sant'Elena.

Della stessa chiesa parla l'autore Claudio Ronzitti, nel volume "Serzela La scomparsa di un villaggio sardo dei Settecento", del 2003.

 

Chiesa di Sant'Antonio Abate

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La Chiesetta di Sant’Antonio è ubicata lungo la strada principale che costituiva il collegamento principale con i centri adiacenti.
Lateralmente e posteriormente sorgeva l’antico cimitero, ora non più evidente a seguito di interventi di riporto di strati di terra, demolizione della recinzione e rimozioni varie avvenute negli anni ’70. La chiesa è costituita da una sola navata di limitate dimensioni con struttura muraria in pietrame, dotata di due ingressi, di cui uno laterale, e da un corpo adiacente con funzione di Sacrestia. La facciata della Chiesa culmina con un campaniletto centrale a vela. Nel lato sinistro della chiesa è presente un’ampia nicchia con cornice di pregevole fattura. Nella parete frontale sono presenti alcune nicchie incassate nella muratura, destinate in origine ad ospitare i simulacri dei santi. La chiesa di Sant’Antonio veniva correntemente utilizzata, forse anche perché era presente l’adiacente cimitero ancora esistente fino agli anni ’70, anche se non più utilizzato. Come è usanza molto diffusa, anche in questa chiesa vennero sepolte delle persone; si è riusciti a risalire ad una sepoltura effettuata il 15/11/1657, due persone vennero sepolte nel 1664, due nel 1665, una nel 1706 ed una nel 1707.
Presumibilmente il numero delle persone sepolte è superiore, ma in questa fase si è riusciti a risalire solo a queste.